Nato il 28-1-1941 in Puglia a Fasano, passa la fanciullezza a Brindisi, fino a quando la famiglia si trasferisce a Firenze nel 1952 dove resta fino al 1962. Ritorna fino al 1963 nel Salento come ufficiale dell’aeronautica militare e quindi si trasferisce a Roma. Dal 1965 è a Pisa per circa 10 anni e quindi a Scandicci (Firenze) e poi nella quiete del piccolo borgo di Lucignano (Montespertoli, Firenze) dove vive fino al 1992 quando decide di trasferirsi ad Alghero (Sassari) dove tuttora vive, con frequenti ritorni nella sua torre medievale toscana. La formazione culturale spazia dalla etnografia all’archeologia, alla musica ed in generale allo studio dell’antichità, con costante riferimento alla cultura materiale. Gli anni dell’università (Giurisprudenza, poi Lettere classiche) lo vedono prima a Firenze, poi a Pisa e quindi di nuovo a Firenze, a causa del suo ruolo di funzionario dell’Ispettorato del Lavoro che termina nel 1995 con le sue dimissioni per la decisione di dedicarsi interamente alla ricerca scientifica ed all’archeologia subacquea. Già nel 1982 Francesco Nicosia aveva chiesto inutilmente al Ministero del Lavoro il suo distacco presso la Soprintendenza Archeologica di Firenze per la sua competenza nel campo dello scavo archeologico subacqueo; a Mario Galasso si deve l’inizio degli scavi archeologici nel centro di Firenze ed in particolare in Piazza della Signoria per un eclatante suo intervento contro lavori comunali che in Via Vacchereggia distruggevano nel 1980 i resti della strada romana di accesso alla Florentia del II secolo d.C., scendendo nello scavo e sedendosi platealmente sulla benna fangosa della ruspa con le basole di pietra che venivano asportate, atto per il quale, per la segnalazione del ministro Spadolini, gli fu subito conferita l’onorificenza di cavaliere della Repubblica da Pertini. Dal 1992 in Sardegna, si lega al Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari e continua il suo lavoro di ricerca scientifica sia nel settore congeniale della subacquea che in quello dei metalli antichi che alla fine sembra prevalere per importanza. L’ambito cronologico di studi, iniziato con la preistoria tanti decenni prima, gradualmente si sposta al periodo postmedievale, per il quale ricerca etnografica, archeologica e documentale sono inscindibili. Attualmente si dedica allo studio delle sedi umane abbandonate in Sardegna, con particolare riguardo per i villaggi a muristenes occupati solo per brevi periodi e per ricorrenze religiose, ed a quello degli argenti, rami e peltri di cui possiede una imponente collezione che spazia fra il XV ed il XX secolo. Inoltre si occupa di musica popolare in Sardegna organizzando workshops ed incontri fra musicisti o cantori della tradizione locale. Lui stesso, avendo studiato musica fin dall’età di 4 anni, è un talentuoso esecutore di musica popolare toscana, salentina e sarda, con incursioni nel jazz e nel country.
A lungo socio dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e di varie altre benemerite istituzioni, ha al suo attivo più di un centinaio di pubblicazioni nel settore archeologico, e le sue ricerche sono pubblicate in Italia, Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti. Per l’archeologia subacquea si segnala fra tutti lo studio multidisciplinare di un relitto del II secolo d.C. all’Isola del Giglio pubblicato nel lontano 1982, quello dell’unico relitto conosciuto con un carico di maiolica di Montelupo (1795-1805) a Santa Manza (Corsica), quello del vascello francese a 4 alberi Le Tigre affondato nel 1663 nel Nord Ovest Sardegna, lo studio delle ancore di pietra del relitto arcaico del Campese (VII secolo a.C.) all’Isola del Giglio ecc. Diecine i relitti scoperti, segnalati e/o studiati, fra cui una oneraria romana a 180 metri di profondità a sud dell’Isola d’Elba su cui si immerge con la Comex francese e con la Soprintendenza di Firenze, o una intera squadra di galere francesi affondata nel 1643 nel nord Sardegna con un carico di oro ed argento, bottino della presa di Cadaquès; importanti i suoi studi sulla pesca del corallo nell’antichità, con la creazione di una nuova classe di materiali, le pietre a 5 fori di appesantimento degli ingegni da pesca, per cui viene richiesta la sua consulenza dal Dipartimento delle Antichità di Israele e dalla rivista americana Natural History. Pubblica i suoi lavori sul portale Archaeogate sponsorizzato dal MiBAC, fra i quali un importante regesto sui ritrovamenti di stagno nei relitti del Mediterraneo e dell’atlantico europeo dalla preistoria al medioevo. Ha partecipato e partecipa ai più importanti convegni nazionali ed europei del settore.
Per l’archeologia terrestre, il ritrovamento della fornace romana del Vingone (Scandicci, Firenze) e centinaia di altri siti come ad esempio una favissa contenente le terrecotte di parte del rivestimento dell’acroterio del Tempio etrusco di Talamonaccio in Maremma, 2 tombe etrusche dipinte, e via dicendo. Studi, ricerche e convegni sui siti archeologici della subregione sarda del Marghine sono l’impegno di questi ultimi anni.
Socio della Pewter Society di Londra (nel cui database sono presenti importanti esemplari della sua collezione) e corrispondente delle più importanti istituzioni europee ed americane che si occupano dello studio del peltro; esperto di argenti postmedievali, in specie quelli francesi, lavora per le istituzioni pubbliche come ad esempio lo studio recentissimo sul paliotto genovese d’argento (1715) dell’altare maggiore della Cattedrale di Alghero, commissionato dalla Soprintendenza ai Monumenti di Sassari per la pubblicazione nel catalogo “Tesori ritrovati”, o quello fatto per la D.R.A.S.S.M. francese di un insieme di posate d’argento messicane ritrovate nel relitto della Jeanne-Elisabeth affondata nel 1755 presso Montpellier . Nel corso degli ultimi dieci anni ha particolarmente studiato piatti da cerimonia (cosiddetti elemosinieri), piatti da pompa e da parata, in rame, ottone, peltro ed argento, di cui ha una collezione che spazia dal XV al XIX secolo, e di cui alcuni importanti esemplari sono stati consegnati all’Istituto per il loro restauro.
